Salvatore Pantalena è un giovane artista Aragonese, da sempre impegnato nel volontariato, è stato protagonista negli anni, nonostante la sua giovane età, di azioni sociali in grado di unire la cultura e solidarietà nella piccola comunità di Aragona.

  • Con GVV Aragona realizza un cortometraggio “A=(mare)” all’interno di un progetto di inclusione sociale realizzato con il supporto del CeSVoP
  • E’ stato fra gli organizzatori del contest fotografico ValorizziAMO Aragona, che ha visto l’estate scorsa, più di 50 aspiranti fotografi protagonisti di uno speciale racconto per immagini del caratteristico borgo agrigentino. Un’azione concreta per la comunità Aragonese, che attraverso l’arte della fotografia, ha permesso di innescare relazione e appartenenza e che per tutta l’estate ha “riunito” proprio tutti quei ragazzi che, per motivi di studio o di lavoro, hanno dovuto lasciare il proprio paese.
A≈(mare ), il cortometraggio realizzato da Salvatore Pantalena nell’ambito delle attività del GVV Aragona

Un impegno costante, un amore smisurato per il proprio paese e le proprie origini, che si esprime in questa particolare unione fra arte e volontariato.

Salvatore, nelle ultime settimane sta partecipando, insieme ad altri ragazzi provenienti da altre località della Sicilia Occidentale, al percorso #LaScuolaDelVolontariato, un’attività formativa a cura del CeSVoP rivolta ai giovani, una proposta concreta per vivere e costruire esperienze di volontariato.

Sono tante le idee, che vedono questo gruppo di ragazzi protagonisti di questo particolare percorso, potenziali azioni di comunità, che rispondono a precise mancanze o disagi del territorio. Salvatore, in particolare, focalizza una precisa problematica:

Aragona, un borgo siciliano bellissimo, ricco di storia, famoso oggi per essere il comune con la più alta percentuale di emigrazione e per il degrado urbano.

Da questa considerazione, nasce un’immagine poetica: un connubio fra la Beatrice della Divina Commedia, che come un angelo, accompagna Dante nel suo cammino dall’inferno al paradiso e Beatrice Aragona Branciforti, la donna che di fatto da il nome a questo borgo, atto d’amore del figlio Baldassarre III Naselli.

Un modo diverso di affrontare una problematica, punto di partenza per un’azione concreta da attivare ad Aragona, con il supporto della rete territoriale e del CeSVoP, che, al termine del percorso #LaScuolaDelVolontariato passerà all’azione, nel frattempo abbiamo chiesto a Salvatore di scrivere un articolo su questo tema, e noi ve lo proponiano!

A commento di questo articolo, inseriremo alcune foto del contest ValorizziAmo Aragona.


“Beatrice cosa ti hanno fatto?” – di Salvatore Pantalena

Aragona è un piccolo Paese dell’Agrigentino; oggi conosciuto per la forte emigrazione pari al 95% della popolazione esistente , fenomeno già presente ai tempi della chiusura delle miniere di zolfo.

Le miniere ebbero il culmine negli anni di  fine 800 inizio 900, la loro chiusura ebbe effetti devastanti sull’economia del posto e non solo; danneggiata anche dall’avvento dall’evoluzione industriale e dalle mutazioni agricole che portarono l’impoverimento socio culturale e la non curanza del territorio, degradato da erbacce, rifiuti sparsi, e ruderi di storia culturale e artistica abbandonati alla legge del tempo che non fa sconti a nessuno.

l piccolo paese Aragonese ha già vita in epoca delle necropoli,  fu terra di conquista per molti , tra cui Arabi, Normanni, Borboni, Svevi, Greci, Romani, Angioini e Spagnoli.

Tutte dominazioni che portarono la mia terra nativa, a essere la bellezza, dalle mille sfaccettature linguistiche artistiche, e musa ispiratrice per molti Artisti del luogo e di altre parti della scuola siciliana di Federico II detto il Grande; il feudo Diesi che comprendeva Diesi, Bucali e Maccaluba, era un piccolo insediamento urbano già esistente nel XIV nei registi di Federico II con il nome di Casale Diesi; e apparteneva Isabella Montaperto Bonito che il 6 0ttobre 1499 sposò Baldassarre I Naselli, conte di Comiso portandovi in dote il feudo Casale Diesi.

Con questo matrimonio il feudo, a cui è legata l’origine di Aragona, passò ai baroni Naselli che lo conservarono fino all’estinzione del ramo maschile della loro famiglia (1862).

Essa fu fondata ufficialmente il 6 gennaio del 1606 da Baldassarre III Naselli, il quale, nel 1604, ottenne dal vicerè spagnolo don Lorenzo Suarez la licentia populandi per costruire il nuovo centro abitato che prese il nome dalla madre del suo fondatore, donna Beatrice Aragona Branciforti.

L’insediamento Spagnolo portò con Baldassarre IV la nascita del Palazzo Principe, un monumentale opera, di pura bellezza artistica, voluta  per sottolineare il passaggio da baronato a principato ottenuto anni prima da Luigi I Naselli, e modificato negli anni fino a divenire con Luigi V Burgio Naselli un Convento, un orfanotrofio di metà di uso comunale.

L’imponente struttura si collega con il restante feudo con passaggi sotterranei, ormai chiusi, Aragona ha diverse ricchezze naturali, come la riserva di Maccalubbe ricca di piccoli vulcanelli di gas naturali, olivi millenari, orchidee Italiche, miniere di zolfo, sorgive naturali e negli ultimi anni si sta tornando alla coltura di diversi grani antichi. 

Inoltre nel territorio sono presenti antiche strutture artistiche ad opera dell’ uomo, come le  necropoli, la villa romana, conventi abbandonati nella selva, la torre del Salto d’Angiò, il mulino Cacarodduli, le chiese e altri tesori che rendono il luogo una meta da valorizzare.

Aragona,  la Musa Beatrice

“Beatrice cosa ti hanno fatto?”                                                                                                                                                                                                 È il primo verso con cui inizio il canto verso la mia Terra nativa. Una metafora ricerca del colpevole del  mio stato emotivo e annullamento del bello  che trova un allegorismo tra   Beatrice Portinari la musa di Dante che lo ispira a realizzare il suo capolavoro; e Donna Beatrice D’ Aragona Tagliavia- Branciforti  madre di Baldassare III Naselli. Dall’ amore di Baldassarre III per sua madre,  nacque  l’ insediamento del  Feudo Diesi che chiamò in sua memoria “Aragona”. Ho immaginato   le due Beatrici  una accanto all’ altra nel guidarmi della creazione  del bello. In questo viaggio alla scoperte delle nostre radici , voglio portare i lettori a riscoprire il  bello del territorio di Aragona. 

  • Ma chi è Aragona ?
  • Cosa spinge le persone a realizzare un idea o prendere la valigia e andarsene, come rondini in luoghi esteri ?
  • Cosa succederebbe se il bello nascosto  in ognuno di noi si  concretizzasse nella realizzazione del luogo?

Il tuo nome è un omicidio.

Beatrice cosa ti hanno fatto?

Nutritrice, posatati, annodatati,

nell’atto d’ Amore del figlio,

resta vivo il tuo nome.

Come il tuono, schivo la foresta della silvia,

privato di anima, mi estro

nel monastero Francescano.

Nei Diesi Feudi  accresco la preghiera

torrentata della Torre D’Angiò

che si propaga aldilà delle segrete spoglie

di un monumentale, palazzo, tuo sguardo, da madre.

(e poi ancora giù e su delle chiese fino al calvario)

Un vegliare, su dei pargoli di grano tenero,

raccolto dal Mulino Caroddrili

e irrigato dalle acque salate

del Fiume Platani,(passu funnutu );

giunte alle gole dei Carusi

dalle fontane delle trazzere,

che, sfociano nel tuo battito, felino, tua

Notte. Intanto, di un Ade avaro è il prezzo…

della bellezza zolfifera, (che in te)

lussuosa la fede,

sparsa nel tuo corpo esagonale.

Eppure, tutto si perde nell’ eruzione delle Maccalube,

nelle sepolture della Villa Romana e delle metropoli,

sparse nella tua mente fragile e occulta di sovrana.

Ricercata nei libri annientati dalla chiusa cultura

e dal gioco assente di una villa,

è la dolcezza, effimera, permanente, posseduta,

dalla tua corteccia di albero millenario….

Oh.. Orchidea Italica che mi rese uomo.. ! 

Salvatore Pantalena 14 Gennaio 2022-01-20 (Ispirata al connubio tra Beatrice Portinari e Aragona Beatrice Branciforte)

A cura di Salvatore Pantalena