Per dare continuità e stabilità alle collaborazioni che hanno innervato i quartieri di Palermo Capitale Italiana del Volontariato 2025, CeSVoP e Comune di Palermo hanno siglato un protocollo d’intesa. L’accordo triennale (2026-2028), sottoscritto la mattina del 22 settembre 2026, è dedicato alla facilitazione delle reti di comunità, alla promozione della cittadinanza attiva e alla capitalizzazione dell’eredità di Palermo Capitale.
A siglare l’intesa sono stati il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, e la presidente del CeSVoP, Giuditta Petrillo. All’evento ha partecipato anche l’assessore comunale alle attività sociali, Mimma Calabrò, protagonista con la Petrillo del percorso di ideazione ed elaborazione dell’accordo.





Un modello di governance permanente
Il Protocollo nasce con l’obiettivo di trasformare le reti, le prassi e le infrastrutture sociali sperimentate durante l’anno di Palermo Capitale del Volontariato in un modello stabile e duraturo. La finalità è superare la frammentazione dei sistemi di welfare tradizionali attraverso la costruzione di una vera e propria “infrastruttura relazionale”, capace di generare fiducia e senso di appartenenza tra cittadini, Terzo Settore e istituzioni.
L’accordo si fonda su alcuni pilastri normativi e valoriali condivisi dalle parti: il principio di sussidiarietà orizzontale sancito dall’art. 118 della Costituzione, il Codice del Terzo Settore (D.lgs. 117/2017) e gli indirizzi del Protocollo nazionale ANCI-CSVnet del 2024, oltre all’Addendum Operativo Regionale siglato tra ANCI Sicilia e la rete dei CSV siciliani.
Il CeSVoP come “Terzo Garante”
Nell’ambito dell’intesa, il CeSVoP assume formalmente il ruolo di agente di sviluppo e facilitatore strategico del volontariato, con la funzione di “Terzo Garante” dei processi relazionali tra i diversi attori delle reti territoriali. Un ruolo di neutralità attiva, volto a bilanciare le asimmetrie tra i soggetti coinvolti e a garantire pari dignità di partecipazione a realtà informali, gruppi spontanei e piccoli enti del Terzo settore.
A questo si affianca un lavoro di animazione territoriale diffusa, attraverso presidi mobili e una “facilitazione itinerante” nei luoghi di vita quotidiana — piazze, scuole, parrocchie — pensata per far emergere le energie e le competenze dei cittadini, trasformandoli da destinatari passivi di servizi a protagonisti attivi della cura della propria comunità.
I numeri del piano 2026
La programmazione operativa per il primo anno di attuazione del Protocollo prevede una copertura territoriale ampia e capillare:
- 40 unità di primo livello (UPL) coinvolte in tutta la città, dalle periferie storiche alle zone di nuova espansione
- 200 enti del Terzo Settore (soprattutto organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale) impegnati nella facilitazione dei processi comunitari
- 8 circoscrizioni come hub logistici e istituzionali della governance decentrata
- decine di istituti scolastici, parrocchie, comunità religiose, comitati civici e cittadini attivi, singoli o in gruppi informali
Tra le azioni previste, interventi di rigenerazione e gestione condivisa di spazi urbani (ad es. via Mulè, Borgo Molara e Villetta M. Bologna) da trasformare in luoghi di incontro, presidi di comunità per i minori e spazi inclusivi per anziani e persone con disabilità. Il passaggio dalla cura estemporanea alla gestione stabile di questi beni avverrà attraverso la sottoscrizione di patti di collaborazione fra cittadini, Ets e amministrazione comunale.
Le risorse e il monitoraggio
Per la realizzazione delle iniziative 2026, il CeSVoP destina, tramite la propria programmazione istituzionale, un importo di 27.000 euro, a cui si affiancherà un cofinanziamento del Comune di Palermo, finalizzato ad ampliare la portata degli interventi nei quartieri.
Il Protocollo prevede inoltre un sistema strutturato di monitoraggio e valutazione dell’impatto sociale (VIS), affidato a una cabina di regia paritetica composta da referenti del Comune e del CeSVoP, che analizzerà trimestralmente l’andamento della programmazione. Al termine di ogni anno sarà inoltre redatto un Bilancio sociale di comunità, documento pubblico che darà conto non solo dell’utilizzo delle risorse economiche, ma soprattutto del “valore sociale prodotto” dalle azioni messe in campo.
«Con questo Protocollo – evidenzia la presidente CeSVoP, Giuditta Petrillo – diamo continuità concreta all’eredità di Palermo Capitale del Volontariato. Non si tratta di un punto di arrivo, ma dell’inizio di un percorso che vogliamo strutturale: mettiamo la comunità al centro, riconoscendo ai cittadini e alle reti territoriali un ruolo da protagonisti, e non da semplici destinatari di servizi. Si tratta di un importante riconoscimento istituzionale del ruolo e del protagonismo civile del volontariato in questa grande città».